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2.3. L’Uomo Gliptolitico

Angeli dei Sette Chakra
Gli Angeli dei Chakra si rivolgono ad animi in cammino verso un sempre maggiore e consapevole equilibrio personale.
Donarsi o donare un angelo dei Chakra è un gesto colmo di simboli e significati.

Visualizza tutti gli Angeli dei Sette Chakra>>>
L’uomo raffigurato nelle pietre di Ica è una razza di piccola statura, con testa sproporzionata rispetto al corpo, occhi grandi e mento schiacciato.
Cabrera lo chiama Gliptolitico e ipotizza che diede vita alle leggende di gnomi e folletti. Le Pietre di Ica potrebbero essere la sua testimonianza principale che permetterebbe di poter disegnare un quadro della sua società e del suo sapere.
Sorprendenti appaiono le incisioni di operazioni al cuore e al cervello che l’Homo Gliptolitico pratica su alcuni individui. Tali incisioni sono di incredibile precisione, mostrando apparecchi collegati a pompe di alimentazione cardiaca e strumenti chirurgici.
Inoltre gli uomini che operano sono vestiti con un cappello di foglie. L’accostamento è pertinente, in quanto la foglia nelle antiche culture pre-colombiane era il simbolo della vita.
La cosa può sembrare sorprendente, ma è risaputo che per quanto riguarda la chirurgia i popoli incas e pre-incas erano molto più evoluti di quanto si pensa oggi. Essi conoscevano il forcipe, i narcotici a base di cocaina e la presa venosa (strumento chirurgico), il cui inserimento presuppone la conoscenza della circolazione sanguigna.
Lo storico della medicina R. L. Moodie sostiene che essi hanno eseguito amputazioni, incisioni, trapanazioni di cranii, tagli cesarei, trapianti ossei, causticazioni ed altri interventi non chiaramente definibili (cfr HERA n°7/8 pagg.28).
Questo sapere difficilmente si accorda con l’immagine di una civiltà basata solo su conoscenze animiche. Soltanto una tradizione scientifica evolutasi nei secoli può concepire la conoscenza di pratiche così complesse.
E il tutto appare ancora più incredibile se si pensa che la trapanazione del cranio, ad esempio veniva effettuata, senza dubbio, su persone viventi, dato che i pazienti sopravvivevano all’intervento. Come l’uomo Inca o Paracas, ma anche quello dell’età della pietra sia riuscito a sviluppare questa tecnica resta un mistero.
Le pietre di Ica, se autentiche, potrebbero contenere la risposta?


Una risposta deludente


Il ricercatore spagnolo,Vicente Parìs, ha ottenuto una pietra dal professor Cabrera facendola analizzare a Barcellona da José Antonio Lamich del gruppo di ricerca Hipergea. Le analisi purtroppo hanno dato esito negativo, rilevando segni di carta abrasiva e lavorazione recente.
Cabrera stesso da anni ha ammesso che parte della sua collezione viene dal campesino Basilio Uchuya, uno dei principali falsificatori delle pietre e colui che realizza molti dei souvenir reperibili nelle bancarelle di Ica.
Lo stesso Vicente Parìs ha visionato la tecnica di fabbricazione di Uchuya e della collega Irma Gutierrez che gli hanno dimostrato come si realizza una pietra incisa e bitumata.
Ma se si tratta di falsi, come è stato possibile per due persone incidere una mole tanto grande di conoscenze scientifiche, dato che i contadini del posto non possiedono una cultura in grado di giustificarle.
Parìs ha parlato con il direttore del Museo Regionale di Ica che gli ha confermato che spesso gli artigiani del posto si recano al museo per ispirarsi ai disegni originali dei pezzi esposti.
Alcuni di questi presentano uno stile tipico delle Pietre di Ica. Basta questo per derimere il mistero? Probabilmente no, dato che, come detto, alcune pietre simili sono state trovate in tombe pre-inca, ma pare certo che Cabrera, acquisendo alcuni esemplari da Uchuya, ha conseguenzialmente inquinato la sua collezione.
Alcune veloci analisi al microscopio elettronico realizzate in Italia hanno invece dato esito favorevole (ne parleremo nel prossimo numero di HERA). A questo va aggiunto che nell’ultimo viaggio in Perù nell’agosto 2000, il giornalista e ricercatore Roberto Giacobbo (cfr HERA n°2) ha ricevuto da Cabrera una pietra che il medico peruviano ritiene autentica.
Giacobbo ci ha comunicato che la farà analizzare. Un dato che permetterà di trovare proprio in Italia, grazie a Giacobbo e la trasmissione Stargate, Linea di Confine, una soluzione forse definitiva.


Le figure di argilla


Cabrera ha oggi aggiunto un nuovo tassello all’enigma. L’apparizione di una serie di figurine di argilla a tutto tondo, alte sino ad un metro, i cui temi generali sono gli stessi delle pietre di Ica: fauna estinta, operazioni chirurgiche ed anche scene erotiche.
Anche Basilio Uchuya aveva venduto in precedenza statue simili. La domanda è: da dove provengono? È da escludersi che Cabrera si sia fatto nuovamente raggirare da Uchuya per cui è possibile che entrambi abbiano acquisito le statue dalla medesima fonte.
Un falsario o un deposito con reperti autentici? La ceramica, a differenza della pietra, può essere datata e a Madrid sono in corso esami su campioni prelevati da queste statue.
Presto avremo una soluzione. Intanto oggi a 40 anni di distanza, come giustamente afferma Parìs, “non è più prioritario sapere se le migliaia di pietre di Ica sono dei falsi, ma quante tra queste migliaia siano autentiche”.
Adriano Forgione

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